Quando la leggenda in fondo in fondo, è anche verità
Da sempre in vallata, e non solo, si era sentito parlare di questa triste vicenda, che veniva narrata durante le lunghe veglie invernali nelle stalle. Avevamo anche fatto delle ricerche ma sempre risultate infruttuose, in quanto neanche l’archivio parrocchiale ne conservava notizia. Eppure questo fatto ci ha sempre incuriositi perché, spesso e volentieri durante le nevicate o le bufere invernali, timidamente riaffiorava nei pensieri della gente di montagna l’eco di quella tragedia.
Per queste giovinette che lasciavano la vallata per andare in Liguria “a raccogliere le olive” il destino ha riservato un triste epilogo.
Grazie alla nostra amica Livia Barbero Ruffino e al Signor Paolo Ambrogio, con cui Livia ha collaborato, siamo riusciti a fornire notizie esatte della disgrazia avvenuta il 20 dicembre 1877.
Un doveroso e sincero grazie a questi due amici della Val Corsaglia.
Abbiamo così collocato, con l’aiuto degli Alpini, sulla Colla dei Termini una lapide in ricordo e come omaggio a quelle donne e a tutte le persone che hanno affrontato le insidie e i pericoli della montagna con la speranza di poter avere un’esistenza migliore oltre a fare memoria degli abitanti di Ormea, di allora, che si adoperarono per il recupero delle salme e la cura dei sopravvissuti.
Queste memorie sono racchiuse in una piccola pubblicazione: “Colla dei Termini: dalla Val Corsaglia al Mare” a disposizione degli interessati presso la nostra associazione e nel museo etnografico.

